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Jimi Hendrix: la religione elettrica del rock blues Jimi the God Hendrix

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Dal 1966 al 1970, solo quattro anni, che sono bastati a Jimi e la sua Fender Stratocaster per fare di un uomo un Dio della chitarra.

 “Quando salgo sul palco e canto quella è tutta la mia vita. La mia religione. Io sono la religione elettrica

Jimmy Hendrix in arte “Jimi” con il suo stile unico e inconfondibile suonava in modo duro e aggressivo, talvolta al punto da far letteralmente prendere fuoco alla sua amata Fender Stratocaster. Una vera e propria religione del rock-blues, anche se lui non amava essere etichettato con uno stile, un’icona delle folle, un Dio della chitarra

jimi hendrix fender stratocaster live

Jimi Hendrix con la sua Stratocaster ed abiti Hendrixiani 

Intrappolati nei meandri della sua mente, a volte annebbiata dall’uso di droghe, vi erano versi, strofe, pensieri e modi di fare musica che rivoluzionarono il concetto della musica stessa. Schivo e restio, alcune volte dal carattere introverso, trovava libera espressione per esprimere se stesso quando saliva sul palco, facendo fluire tutti quei pensieri dalle corde della sua chitarra. 

L’America non aveva compreso a pieno la musica di Hendrix, ma forse, non aveva compreso Hendrix stesso. Girovagando da club a club e lavorando come turnista, ebbe modo di suonare con nomi celebri del rock e del blues  americano. Una sera, fra una sigaretta e l’altra, Jimi trovò sul palco di un club l’astro nascente Eric Clapton. Da sempre Jimi sognava di fare una jam session con Clapton e quella era l’occasione giusta. L’amico Chas Chandler conosceva bene Clapton e gli chiese se Jimi avrebbe potuto esibirsi con lui. Clapton con aria stranita chiese se il ragazzo fosse all’altezza e Chas esclamò: “è bravo ma nulla di che!”. Una volta sul palco Hendrix suonò la sua Stratocaster come mai, Eric basito, lasciò il palco e andò nei camerini. Chas accorse per chiedere cosa fosse successo, ma dentro di sé conosceva la risposta. Eric stava fumando, e con sguardo ammonitorio esclamò: “Amico, ma veramente è così bravo?!”. 

chas chandler jimi hendrix

Jimi Hendrix e Chas Chandler alle prese con un delicato check-sound

Fu proprio Chas Chandler, bassista degli Animals, a dare un’occasione a Jimi Hendrix.  Chas si trovava al Greenwich village, dove si stava esibendo Hendrix, il locale contava a malapena dieci persone compreso Chas. Dopo un assolo di chitarra Jimi scese dal palco e si avvicinò a Chandler che lo guardava fisso con aria turbata. Jimi si mise comodo e accese una sigaretta, c’era un’aria tetra, ma del resto…era un club di periferia. Guardò Chandler che esclamò “Ho un progetto nuovo e tu sarai la star dello spettacolo.”

The Jimi Hendrix Experience band rock blues

The Jimi Hendrix Experience

L’Inghilterra dei Beatles e degli Stones presto divenne anche la patria della Jimi Hendrix Experience, un trio formato da Noel Redding al basso e Mitch Mitchell alla batteria. Stile “primitivo” e “graffiante” che rispecchiava la personalità dei componenti e l’obiettivo di fondare un “luogo da cui poter cominciare ad immaginare”.

In poco meno di due anni l’Experience aveva all’attivo più di 80 concerti in Francia, Olanda e Inghilterra. Singoli come Hey Joe primeggiavano nelle classifiche Inglesi, oltre al loro primo album pubblicato: “Are you Experienced”.

I tabloid degli UK avevano soprannominato Hendrix “Il selvaggio del pop”.

jimi hendrix suona la chitarra con la lingua

Jimi Hendrix: "il selvaggio del pop"

“Alcuni mi domandano che genere di creatura sono e se la nostra è una band di indemoniati”

“Su quel palco ci sono io, e lassù mi do da fare. Cerco sempre di cavare dallo strumento qualcosa in più. Certe volte salto sulla chitarra, altre invece sfrego le corde contro i tasti del manico. Più le si sfrega più stridono. Posso sbattere la chitarra contro l’amplificatore, sedermici sopra oppure suonarla coi denti. Capita anche che mi venga voglia di suonarla con il gomito. Non ricordo tutto quello che faccio. È il mio stile. Morirei di noia se non ci mettessi l’anima. Se per questo devo essere etichettato come selvaggio…allora è ok.” 

jimi hendrix live a monterey e la chitarra in fiamme

Jimi Hendrix al Festival di Monterey da fuoco alla sua Stratocaster

Ma Jimi non si limitava solamente a suonare la chitarra con i denti, alle volte, semplicemente le dava fuoco. Al Festival di Monterey cosparse di liquido infiammabile la sua Stratocaster e poi ne calpestò i pezzi in fiamme. Il pubblico andò in visibilio, tanto che Jimi ripropose il numero anche a Washington D.C. Al successivo concerto dell’Experience , in programma all’Hollywood Bowl, ad aspettarli ci sarebbero stati anche i pompieri.

Jimi era un grande chitarrista, il miglior chitarrista di tutti i tempi ma la sua forza non stava solo nello strumento che riusciva a padroneggiare e far suonare con naturalezza. Il segreto alla base del suo sound e del sound dell’Experience passa attraverso il lavoro di Roger Mayer. Un tipo che si occupava di elettronica per il governo e che, rischiando il posto di lavoro, collaborava con il gruppo rock blues.

Roger Mayer Mitch Mitchell Jimi Hendrix e Noel Redding

Roger Mayer, Mitch Mitchell, Jimi Hendrix e Noel Redding

“Qualunque suono incredibile ci venga in mente, Roger riesce a crearlo”.

Mayer aveva modificato il cablaggio della Stratocaster di Hendrix e aveva costruito, inoltre, un distorsore fuzz. Con Mayer, i pensieri di Hendrix prendevano forma e suono, un suono non fine a se stesso, ma fortemente legato alle emozioni e sensazioni che voleva trasmettere.

La tecnica, per Jimi, non era un fattore primario, era un mezzo per esprimersi al meglio. In House Burning Down sembra quasi che la chitarra sia in fiamme. La chitarra solista capace di attraversare qualunque suono e il continuo cambio di dimensione, ricreano un effetto di tridimensionalità e conferiscono sostanza e corpo a tutto l’album in cui esso è contenuto.

jimi hendrix album electric ladyland

Copertina edizione inglese dell'album Electric Ladyland

Electric Ladyland è l’album in questione! Contiene brani celebri come Voodoo Chile, All Along the Watchtower, Crosstown Traffic e appunto House Burning Down.

Electric Ladyland è un album che parla delle groupie, le ragazze cha a cavallo degli anni 60 70 accompagnavano e assecondavano in tutto e per tutto le star del rock.

A Jimi non piaceva definire le sue ragazze “groupie”, suonava decisamente meglio “Electric Ladyland”.

All’inizio del 1969 si vociferava che L’Experience non ne avesse più. Il trio che negli anni aveva riempito teatri, arene e intere colline verdeggianti, aveva esaurito le motivazioni. L’ultima esibizione dell’Experience avvenne poco più tardi al Mile High Stadium di Denver, al termine della quale Noel Redding annunciò l’abbandono della band.

Nel giro di qualche mese, Jimi formò una nuova band, una vera e propria alchimia di suoni, che fece il suo debutto al Woodstock Music and Arts Festival. Era la Gipsy Sun and Rainbows band.

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Jimi Hendrix e la Gipsy Sun Rainbow Band

Una band di zingari, come definita dallo stesso Hendrix, formata da Billy Cox al basso, suo vecchio compagno d’armi, alla seconda chitarra Larry Lee, alla conga Juma e Jerry Velez, ed alla batteria l’intramontabile Mitch Mitchell cuore del passato e del presente. “Ed allo strumento grosso, il sottoscritto. Jimi Hendrix.”

Sarebbero stati gli ultimi anni di vita e carriera di Hendrix, fra tour, concerti, nuovi album, singoli e non per ultimo, nuovi incredibili idee. Jimi non aveva più tempo da dedicare a se stesso ed alla sua mente creativa, i problemi economici lo costringevano sempre più a tour estenuanti ed interminabili. Riuscì comunque a concretizzare il suo progetto: costruire degli studi di registrazione non convenzionali dove poter usufruire di strumenti all’avanguardia, giochi di luce e tecnici esperti. Erano gli “Electric Lady Studios”.

Jimi aveva fatto le cose in grande, negli Electric Lady Studios era possibile registrare su 32 piste così da non trascurare il dettaglio. Ciò che detestava Jimi degli studi di registrazione era la mancanza di personalità e il totale anonimato. Gli Electric Lady Studios avevano un aspetto accogliente e caloroso, tappeti e cuscini adornavano gli ambienti comuni e la zona relax, sembrava quasi, di incidere da casa. La caratteristica distintiva dei nuovi Studios era la nuova concezione di fare musica. Hendrix era un profondo sostenitore della musica vissuta a livello sensoriale. Luci, suoni e impatto visivo erano tutti elementi da sfruttare al massimo per dare forma ad un grande e stupefacente spettacolo.

Jimi Hendrix Electric lady studios New York

I Lady Studios di New York ancora in attività dopo anni dalla loro apertura

Voglio che lo studio diventi un’oasi per tutti i musicisti rock di New York

Amante di musica classica e dipendente dalla sua chitarra, oltre che da donne e droghe, Jimi era un continuo fiume in piena, idee e musica fluivano dalle sue vene e continuavano il lungo percorso sulle corde della Fender. Rivoluzionario e folle, capace di sorprendere anche sé stesso, Jimi non esitava a vivere giorno dopo giorno come se fosse l’ultimo. Alla domanda fredda e secca di un giornalista: “pensi mai alla morte?” Lui rispose:

“Alla mia morte ci sarà una jam-session, puoi giurarci. Voglio che tutti siano al massimo e si sballino. E conoscendomi, finirò nei guai al mio stesso funerale. Il volume sarà alto, e ci sarà la nostra musica. Non voglio canzoni dei Beatles, ma qualche pezzo di Eddie Cochran e parecchio blues. Roland Kirk verrà di certo, e farò di tutto perché non manchi Miles Davis, sempre che abbia voglia di passare. Per una cosa così varrebbe quasi la pena morire. Solo per il funerale.

È strano il modo in cui la gente dimostra il proprio amore per chi muore. Devi morire prima che ti riconoscano qualcosa. Una volta morto, sei pronto per la vita.

Quando non ci sarò più non smettete di mettere i miei dischi.”

No Jimi! Non smetteremo di ascoltare la tua musica e di mettere i tuoi dischi. Pochi giorni fa è uscito un tuo nuovo album di inediti “Both side of the Sky”, ne hanno parlato tutti, in radio hanno trasmesso degli speciali, soprattutto sulla stazione che seguo parecchio: Virgin Radio. Un intero speciale su di te e la tua musica. Ti sarebbe piaciuto!

Jimi, continueremo ad ascoltare la tua musica, non smetteremo di metter su i tuoi dischi, e sai perché?

Perché tu sei la religione elettrica e noi non possiamo far altro che ricordarti con la chitarra in mano, con quella folta capigliatura afro e quei vestiti un po’ strambi, che navighi libero nei pensieri della tua mente e quando accendi la luce, la luce della chitarra, allora lì, tutto il mondo viene illuminato dal Dio Jimi the God Hendrix.

Jimi Hendrix Jimi the God Hendrix

Jimi the God Hendrix

Roberto Messineo

| Author

Da sempre appassionato di tecnologia e di tutto ciò che richiede l'ausilio dell'ingegno, fa dei suoi hobby una vera e propria materia di studio. Ama tutto ciò che è tecnologico e all’avanguardia e, ahimé, costoso. L’Hi-Fi è una costante nella sua vita come l’elettronica e l’informatica. Project engineer in forza al distributore italiano nel ramo audio ed elettronica, si cimenta, nel tempo libero, in esperimenti e continue ricerche da tradurre in articoli redazionali. Profondo conoscitore dell’acustica, di strumentazione e software professionale per la diagnostica e modellizzazione di sistemi audio, ama trovare nuove soluzioni a problemi complessi. Non alla prima esperienza editoriale, già in forza alla redazione di Audio Review, fonda il nuovo magazine online AUDIOtekworld, con l'obiettivo di fare informazione a 360° sul mondo dell'audio e dell'high-tech e di rendere fruibile concetti complessi al maggior numero di utenti.

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